FUTURE STYLE



OBERHEIM OB 12


 

by L'ARGONAUTA

"Non ho mai avuto tra le mani una macchina digitale moderna che mi desse questo controllo diretto di tutte le sue funzioni sotto le mie dita e non sotto menu'. E questo ci dice, di conseguenza, che questa macchina e' la migliore soluzione che mi viene in mente per un utilizzo creativo del sintetizzatore dal vivo"


Per cominciare sostengo che questa macchina vale il suo prezzo di vendita anche solamente per la splendida interfaccia utente, il pannello di controllo completamente manuale e per il meraviglioso display grafico, senza contare il resto. Detto questo passiamo a vedere che genere di synth e' uscito da una sana azienda italiana (la Viscount, da diversi anni associata con la Gibson, proprietaria del marchio Oberheim). L' OB-12 e' un synth a tastiera con 49 tasti di buona qualita', dalle dimensioni abbastanza grosse e dal peso non indifferente. Il colore usato e' secondo me sbagliato in quanto, se nella prima versione presentata mostrava la classica divisa Oberheim (beige-panna) ora e' blu intenso, non si sa come mai. L'impressione che se ne ha e' quella di vedere una replica del Roland JP 8000, ed infatti, a detta dei tecnici Viscount, la loro intenzione era originariamente di produrre un diretto rivale del virtual analog giapponese, con caratteristiche simili ma molto potenziate. In effetti come vedremo ci sono riusciti in pieno, e non ce' nulla nell'architettura di OB 12 che non sia una versione migliorata di quello che si trova sul JP 8000, che, vogliamo ricordarlo, rimane a tutt'oggi il synth a modelli fisici piu' facile da usare e di piu' immediato utilizzo sia per principianti che per professionisti, seppure limitato nelle sue caratteristiche. L'unico difetto in tutto cio' e' che il JP 8000 e' un progetto del 1994, e produrre oggi, ad inizio del 2000, una macchina virtual analog con caratteristiche simili, seppure superiori, risulta un po' in ritardo rispetto ai tempi, con la concorrenza che e' gia' arrivata alle 44 note di polifonia del SuperNova di Novation.

Caratteristiche salienti:

• Generazione del suono tramite DSP a modelli fisici, struttura a due oscillatori piu' sub-oscillatore, con la caratteristica interessante che ciascun oscillatore puo' generare contemporaneamente tre onde diverse (sega, quadra con ampiezza, e triangolare), miscelabili tra di loro con cursori, e non solamente una delle tre. Questo porta alla possibilita' di avere un singolo suono formato da ben SEI forme d'onda in parallelo, con risultati decisamente "super".
• Seguono i classici LFO 1 & 2, ognuno con scelta di forme d'onda e matrice di modulazione, il VCF e il VCA, ognuno con il suo inviluppo e configurazione, poi, e qui sta la novita', una sezione effetti a 4 moduli (distorsore, chorus, delay e riverbero) completamente riconfigurabile, anch'essa miscelabile tramite cursori e bypassabile tramite pulsanti, seguita a ruota da un equalizzatore grafico (oppure parametrico) a 5 cursori che modella il suono in uscita ancora di piu' verso risultati davvero svariati.
• Polifonia a 12 voci (un po' pochine al giorno d'oggi) ma ce le facciamo bastare anche perche' questo genere di synth non viene di solito usato per parti orchestrali con accordi a dieci dita, o no?
• Multitimbricita' a 4 parti, e struttura dei suoni combinati a 4 strati, tutti selezionabili e miscelabili da pannello.
• Controllo totale in tempo reale di tutti i parametri di suono della macchina, tranne il setup MIDI e di sistema.
• Arpeggiatore classico (su'/giu'/ su' e giu') e microsequencer a una traccia, entrambi syncabili al MIDI e con Tap Tempo.
• Display grafico 45x140 mm, ad altissima risoluzione, che non appena tocchiamo un cursore o un tasto sul pannello ci mostra immediatamente la videata di appartenenza e il valore che stiamo cambiando, per poi tornare allo schermo iniziale dopo pochi secondi. Eccellente.
• Ruota di pitch-bending e ruota di modulazione riconfigurabile, piu' ribbon controller assegnabile, aftertouch dinamico assegnabile, ed entrate per 4 pedali assegnabili.
• 4 uscite separate, la solita trinita' MIDI, e un'intelligentissima uscita digitale SPDIF coassiale. Alimentazione grazie a Dio senza trasformatore esterno.

Impressioni:

Facendo l'escursione tra tutti i suoni della casa, purtroppo non molto eccitanti, si trova il solito vecchio gruppo di bassi acidi, ranocchie tipo TB-303, archi Oberheim, solisti Minimoog, arpeggi Korg, e i loro cugini e parenti in visita per le feste. La macchina riproduce abbastanza fedelmente l'atmosfera sonica dei primi anni '80, quando il digitale stava cominciando ad invadere il mondo della sintesi, e non credo che nessuno potrebbe dire, ad occhi chiusi, che a suonare non sia, ad esempio, un Prophet 5 o un JX-8P invece che il nostro OB-12. Nonostante la noiosissima selezione di suoni anni '70 e '80 che oramai sono stati usati fino alla morte e non se ne puo' piu', si sente chiaramente che la pasta sonora non si squaglia usando i filtri con decisione, e neppure si sgrana mandando in distorsione il segnale in uscita. I bassi sono decenti (forse programmando piu' in profondita' e liberando le frequenze basse da intromissioni di filtri ed effetti si potrebbero gonfiare un po' meglio), gli alti sono lisci e senza troppi strilli, i medi sono sotto il diretto controllo dell'equalizzatore che li riempie o li svuota a comando. Un po' corta invece l'estensione degli inviluppi del filtro e dell'amplificatore, dove l'attacco massimo non supera i due o tre secondi, mentre sarebbe piu' interessante poter avere piu' tempo a disposizione per l'apertura di un suono.

Nel muovermi tra le varie schermate (automaticamente, dato che il display segue ogni mossa che viene fatta sui comandi del pannello) si nota solamente un po' di ritardo tra una banca di memoria e l'altra, un po' come avviene sul Korg Z-1; pero' il sistema operativo si rivela veloce in tutte le altre funzioni, con cambi di schermo rapidi e precisi e inserimenti di funzioni senza ritardi. Ad ogni modo l'impressione principale che questa macchina ci da' non e' relativa al suono, ma piuttosto alla sua notevole, anzi, unica, interattivita' con il musicista. Non ho mai avuto tra le mani una macchina digitale moderna che mi desse tutto questo controllo diretto di tutte le sue funzioni sotto le mie dita e non sotto menu. E questo ci dice, di conseguenza, che questo synth e' la migliore soluzione che mi viene in mente per un utilizzo creativo dello strumento dal vivo.

A proposito di questo, vorrei ricordare a tutti coloro che in questo momento hanno pensato "ma che me ne frega a me di suonare dal vivo, io i synth li uso in studio", le parole che mi disse un collega americano col quale suonavo anni addietro: "Se non sei in grado di replicare dal vivo quello che componi in studio, non puoi definirti un musicista. Non sei un musicista. Sei un bibliotecario. La musica e' spettacolo, e' comunicare qualcosa al pubblico, e tu devi essere in grado di presentare quello che fai di persona, e nella maniera piu' eccitante possibile".

Detto questo, passiamo alla fase della prova del nove, alla quale pochi pensano quando provano un synth: andiamo a vedere come si adattano i suoni dell'OB 12 all'interno di un pezzo musicale, invece che ascoltarli da soli. Infatti, molti degli overtones che si creano attorno a un suono, la sua forma e timbrica e altre particolarita' come delay ed effetti, vengono facilmente "mangiate" dalle frequenze che gli stanno intorno, e quello che rimane udibile e' in fondo tutto cio' che l'ascoltatore sentira' del suono da voi minuziosamente creato. L'OB 12 si e' comportato in maniera signorile su una base techno/trance che avevo a disposizione in quel momento. I suoi effetti sono risultati chiari, udibili ma non molto predominanti. Ho fatto solamente fatica a tirare fuori il riverbero per farlo sentire chiaro e "bagnatissimo". La pasta sonora e' rimasta inalterata nel complesso.

Un po' peggio si e' comportato su una base funky-hip hop, dove non sembrava a suo agio. Col distorsore e senza troppi strascichi di release migliorava, tuttavia. Su una base di tipo Kraftwerk generata da una Quasimidi Sirius, l'Oberheim si e' comportato benissimo, anche perche' la sua immediatezza di controllo ed espressione mi ha permesso di ristrutturare il suono in un tempo brevissimo per riadattarlo allo stile del pezzo, senza neanche andare a cercare in un'altra banca di memoria. Sugli archi non sono rimasto molto impressionato, piu' che altro per la corta escursione degli inviuppi ADSR, che non mi hanno permesso di avere dei suoni lunghi ed estesi come avrei voluto. Invece le parti soliste tipo "Shine on, you crazy diamond", cioe' Moog monofonico morbido, con delay lungo, riescono perfettamente e rapidamente.

• PRO •
• CONTRO •

- Pasta sonora piu' che soddisfacente
- Timbrica varia e ampiamente personalizzabile
- Totale controllo in tempo reale
- Display grafico da Premio Oscar
- Sistema operativo rapido e preciso
- Uscita digitale
- Layout ben visibile e chiaramente identificabile
- Effetti ed equalizzatore grafico
- Prezzo molto concorrenziale

- Suoni della casa vecchi e senza vita
- Poca polifonia
- Niente vocoder o filtro per segnali esterni
- Troppo pesante e ingombrante per avere solo 49 tasti
- Colore discutibile, design "old"
- Componentistica poco solida, da migliorare
- Inviluppi ADSR corti.

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::::::::::: CONCLUSIONI :::::::::::

La macchina in questione e' un eccellente synth di stampo poliedrico, con un prezzo decisamente inferiore alla concorrenza, che offre un eccezionale controllo in tempo reale di tutte le sue funzioni e timbriche; e' sicuramente adatto molto di piu' a chi suona dal vivo in maniera creativa che non a chi rimane in studio a programmare. Tanto per intenderci, non va visto come una fonte di suoni virtual-analogici. Ci sono altre macchine sul mercato che in molto meno spazio vi danno piu' suoni, piu' polifonia e multitimbricita' dell'OB 12. Ma non ci viene in mente nessuna macchina, ne' vecchia ne' nuova, che abbia un cosi' vasto arsenale di manopole, cursori, bottoni e controlli, ed il cui uso risulti cosi' chiaro, senza segreti e immediatamente utilizzabile anche da un principiante, pur offrendo sonorita', caratteristiche e funzioni decisamente professionali. Ci sarebbe piaciuto avere un vocoder, qualche mezza dozzina di note di polifonia in piu', magari una wavetable a disposizione, minori dimensioni e minore peso. Un synth per tutti, tranne per chi non ha spazio e per i super-pignoli.



contact: Viscount (Repubblica .S.Marino) tel. (++39) 0541981700

 


advanced technologic sound magazine
2001



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